Francia e Spagna 2025
Partenza da Ponderano il18 settembre 2025 alle 21:43
Dormiamo a Besançon , 1360 m
Venerdì 19 settembre
Passeggiata nel forte di Briançon, vedi qui.
Ripartiamo verso Digne les Bain. Vista alla “dalle aux ammonites”. Strada facendo ci fermiamo a pranzo vicino alla sponda di un ramo del grande lago artificiale di Serre-Ponçon, il più grande lago di Francia, questo ramo verso est è selvaggio e spettacolare. La dalle aux ammonites di Digne les Bains è una grande lastra, inclinata di 60°, è composta da calcare grigio. Contiene circa 1.500 ammoniti, il 90% delle quali appartengono alla specie Coroniceras multicostatum risalente al Sinemuriano ( Giurassico inferiore ). Queste ammoniti possono raggiungere un diametro di 70 cm. info qui.
Poi andiamo a Forcalquier in campeggio, dopo cena saliamo fino ai resti della cittadella dove c'è un carillon particolare, uno strumento musicale composto da 37 campane, posizionato sulla Citadelle della città. Compie 100 anni.
Sabato 20 settembre
Visitiamo i Rochers des Mourres sono una curiosità geologica nella zona di Forcalquier. Sono forme d’erosione che si presentano un po’ come funghi di pietra perché sono costituiti da massi calcarei duri che erano immersi in pietra più tenera. L’erosione, l'acqua sempre l'acqua, ha scavato attorno a questi massi ma ha lasciato il “gambo” dei funghi protetto dai massi di calcare.
Andiamo poi a Roussillon a fare il "sentiero dell'ocra". Posto molto frequentato, ci concediamo un gelato, 7 euro!
Ripartiamo verso Saint Remy en Provence, arriviamo tardi per la visita approfondita, vediamo però una parte del Glanum, un sito con vestigia romane che risalgono ai secoli intorno all’ anno zero. Una tomba monumentale per una famiglia gallica che ha collaborato con Roma nelle guerre di conquista. Notevoli alcuni bassorilievi per la fattura e per l’eccellente stato di conservazione. Vedi Glanum
Andiamo poi in un campeggio vicino dove ci sono numerosi olandesi, talmente alti che sembrano d'un'altra specie umana. Non scherzo, giri per il campeggio quasi deserto, vedi un tizio che si allontana, alto come le siepi di bambù, giri l'angolo e ti viene incontro una donna che spinge una carrozzina, magra e dritta, alta almeno due metri e cinque. Fa una certa impressione.
Domenica 21 settembre
Colazione con i croissant del campeggio poi partiamo.
Oggi giornata di viaggio, per strade secondarie scendiamo fino ad avvicinarci alla costa. Molte strade sono fiancheggiate da lunghi filari di platani, tutti un po' sofferenti. Attraversiamo il Rodano, enorme. Ci fermiamo a mangiare in un'area di servizio. Per tutto il viaggio siamo tormentati da violenti temporali, arriviamo infine al parcheggio di Montserrat, ancora piove. Mangiamo in camper, qui non ci sono servizi, domani saliremo presto al monastero con il treno a cremagliera. Da quando siamo in Spagna le scritte sono in catalano, non in spagnolo.
Lunedì 22 settembre
Saliamo al monastero con il treno a cremagliera, c'è una netta prevalenza di orientali, famiglie intere. Nel nostro vagone ci sono due famiglie vicino a noi, nel breve tragitto scattano centinaia di foto e selfie, facendo le smorfie di circostanza sorrisi e moine. E dire che le condizioni di luce sono pessime! Violenti controluce e sfondi che cambiano di continuo, un pasticcio impossibile, eppure scattano felicissimi.
Rinunciamo alla visita della basilica per difficoltà a pagare on line, mentre per il bagarino bisognerebbe scendere al viale più in basso e risalire, il costo poi sarebbe di 9 euro! Nelle piazze e nei viali ci sono ruspe e trattori che portano via terra e foglie accumulate dai temporali di ieri. Sarà pure un monastero ma la cosa interessante è l’ambiente, lo spettacolo di questi pinnacoli enormi di conglomerato antichissimo è straordinario, si è sospesi a circa seicento metri sulla pianura e sopra ci sono ancora centinaia di metri di guglie grigie spettacolari.
Ripartiamo scendendo la costa fin’oltre Valencia, le autostrade sono molto scorrevoli. Ci fermiamo per la notte in un campeggio nel Parco naturale del lago L' Albufera.
Martedì 23 settembre
Scendiamo lungo la striscia che separa lo specchio d'acqua dell' Albufera (che è il lago più grande della Spagna), ci sono moltissime risaie con il riso in parte già raccolto, canali, piccole barche a remi, un ambiente molto particolare. Per noi biellesi fa un certo effetto vedere le palme a fianco delle risaie.
Ma la strada per arrivare a Granada è lunga, riprendiamo presto l'autostrada, ci fermiamo in un paesino con un ristorante per camionisti nella Sierra ??? mangiamo la paella, un po' stantia, e un ottimo merluzzo. Invece di andare direttamente a Granada decidiamo di visitare il deserto di Tabernas, l'unico vero deserto in Europa.
E’ famoso perché usato come ambientazione di numerosi film western e non. Puntiamo ad un campeggio chiamato Fort Bravo, ma, arrivati, scopriamo che è obbligatorio comprare insieme il prezzo del campeggio e di uno spettacolo di western. Senza mezzi termini dico a quello dello sportello che è una truffa, e ce ne andiamo. Dormiremo in un'area sosta camper poco oltre. Qui ci sono dei bellissimi canyon in un ambiente spettacolare e qualche percorso per visitarli. Anche la vegetazione è eccezionale. Facciamo un breve giro sulla cornice di uno spettacolare canyon, i cani, dopo una giornata di viaggio, si sfogano con corse pazze.
Mercoledì 24 settembre
Al mattino andiamo al paese di Tabernas, quasi 4000 anime, saliamo a visitare il castello Moresco che è un rudere in mantenimento, però da lì si vede un ampio panorama sul deserto. Ci fermiamo poi in paese per un cappuccino, compriamo un pollo allo spiedo. Ripartiamo verso Granada, il viaggio è abbastanza lungo, pochi paesi, zone montagnose, passiamo dietro la Sierra Nevada. Passando vediamo anche una "ciudad troglodita' ma ci manca il tempo per fare visita ai trogloditi.
Arriviamo a Granada, in un campeggio in alto dal quale si vede il circondario abitatissimo della città. Passeggiando con i cani, in un oliveto in carenza di acqua con le olive piccole e rugose, vediamo conigli, o forse minilepri, e le loro tane. Altri oliveti vicini hanno dei tubi per l’irrigazione, come tante altre coltivazioni.
Il sito di questo camping polveroso diceva 5 minuti dal centro, ma invece ci vuole circa un quarto d’ora e poi mezz’ora di bus.
Mangiamo nell'albergo del camping.
Giovedì 25 settembre
Andiamo con il camper nel posteggio dell'Alhambra. Biglietti esauriti, non riusciamo ad entrare, ma facciamo un bel giro scendendo la costa del Rey Chico e, lungo la via Darro arriviamo in centro e alla cattedrale. Tornando al parcheggio visitiamo il museo archeologico, pochi pezzi ma di qualità. C'è bel tempo ma non fa per niente caldo, 20 gradi!
Ripartiamo verso Malaga, Roberto ripesca una canzone del 63 'il mio amore è nato a Malaga" di Fred Bongusto.
Con una lunga strada di montagna saliamo ai 1250 metri di El Torcal di Antequera che è una riserva naturale nella catena montuosa della Sierra del Torcal, un sito spettacolare di calcari dolomitici stratificati e fessurati dall'acqua. https://it.wikipedia.org/wiki/Torcal_di_Antequera
Tra queste spettacolari formazioni facciamo una breve passeggiata pomeridiana. Scendiamo e andiamo ad Antequera per visitare un sito megalitico di grande importanza, ma è già chiuso. Il paese di Antequera ha strade ripide e strette, col camper si fatica...
Dormiamo in una area sosta camper polverosa sopra il paese.
Venerdì 26 settembre
Al mattino si alzano due mongolfiere. Con vari contorcimenti riattraversiamo il grosso centro demenziale della cittadina e andiamo a visitare due enormi dolmen, Menga e Viera, nei corridoi entra il sole negli equinozi, sono ipogei sotto grandi colline di terra. Andiamo poi a tre km a visitare la terza tomba-dolmen in una analoga collina, El Romeral.
Ripartiamo verso Malaga.
A Malaga abbiamo grandi difficoltà per parcheggiare ma troviamo un posto all'ombra in Calle Isabel Choix. Camminiamo verso il centro, in una taverna mangiamo le acciughe fritte. Visitiamo il centro, R. e C. entrano in cattedrale, barocco pesantino. Giriamo per la città, vedendo poco altro.
Ripartiamo per Ronda dove arriviamo nel tardo pomeriggio, nel campeggio El Sur a 1300 metri da Ronda. Mangiamo nel ristorante locale.
Sabato 27 settembre
Andiamo a visitare Ronda. Molto interessanti i bagni arabi, con la noria per portare l’acqua, la camera fredda, tiepida e calda. Una struttura notevolissima, scoperta da poco. Visitiamo poi quasi tutta la cittadina, in particolare la Plaza des toros, storica, bellissima, e il suo museo, e i percorsi delle varie camere ...
Visitiamo anche il museo archeologico, è in un palazzo bellissimo con giardini che si affacciano a picco sulla pianura 70 metri più giù.
Torniamo nel tardo pomeriggio al campeggio e ceniamo in camper. Altra notte nel campeggio El Sur.
Domenica 28 settembre
Partiamo verso Siviglia, circa 2 ore su una strada quasi secondaria, sconnessa.
Andiamo prima a visitare Italica, i resti di una città romana, vastissima. L'anfiteatro è enorme. Come in altri musei non c'è costo di entrata per gli europei, per gli altri un euro mezzo.
Entriamo poi in Siviglia, parcheggiamo vicino al centro in via Diego de Riano. Andiamo in giro per la città, giriamo intorno all'Alcazar a cercare la biglietteria, visitiamo la cattedrale e altri luoghi. Mangiamo nella trattoria Alberto, ottime acciughe e calamari fritti, e una paella deludente, 21 euro a testa. Passiamo nella spettacolare piazza di Spagna che non è molto illuminata.
Domani, presto, dovremo prendere i biglietti per l’Alcazar, decidiamo di dormire nel camper, li dove è, in un viale vicino ad un parco sotto enormi ficus che fanno ombra tutto il giorno.
Lunedì 29 settembre
Roberto e Carla visitano l’Alcazar, un'ora di coda ma la visita è sempre bellissima. Noi giriamo per la città, molto bella in tutto il centro. Pranzo leggero in camper, poi visitiamo ancora la piazza di Spagna e il vicino parco e piazza d'America.
Partiamo verso Merida, verso nord.
Attraversiamo una lunga zona collinare coltivata a querce da sughero. Sono distanziate di 15-20 metri o più, piante bellissime d'un verde profondo, i tronchi neri, a terra un tappeto giallo di rada erba secca.
Queste terre hanno pochissime precipitazioni e c'è un rapporto tra l'umidità del suolo e la quantità di alberi che possono viverci. I coltivatori lo sanno bene, nelle zone basse, negli avvallamenti, gli alberi sono più
fitti. Quando scendevamo verso la costa, verso Malaga, il caso era lo stesso anche se, anziché querce da sughero, si trattava di ulivi. Anzi lì, sui declivi più impervi, non si potevano piantare gli ulivi, e allora c'erano i lecci selvatici, analoghi agli ulivi, e anch'essi rispettavano simili distanze. Ed è così ovunque la carenza d'acqua imponga regole severe. In Tunisia ci sono uliveti, a margine del deserto, con piante distanti più di 50 metri, piantate più vicine non avrebbero potuto vivere e produrre.
Arriviamo al Camping Merida, un po' sempliciotto. La ragazza che ci accoglie, tipica della zona occhi e capelli neri, carnagione scura, decisamente rotondetta e piccolotta, non ci crede che siamo in quattro nello stesso camper, le scappa persino da ridere. Ci chiede come dormiamo, poi si rassegna e ci fa il conto.
Durante la cena, in camper, ascoltiamo l'Equipe 84 che canta 29 settembre. Era il 1967, quarantotto anni fa.
Martedì 30 settembre
Ci spostiamo all'area camper di Merida. (Emerita per i romani) Visitiamo l'anfiteatro e le moltissime vestigia della dominazione di Roma. Merida tra le città spagnole è tra quelle con più vestigia romane.
Ripartiamo per Caceres.
A Caceres il campeggio è grande e un po' più caro del solito, la piazzola è piccola, ma ha un bagno privato.
Mercoledì 1 ottobre
Nel campeggio, ai margini, ci sono dei lecci grandi e molto belli, sono un po' diversi dai nostri, le ghiande sono molto grandi e le foglie molto piccole, quelle secche a terra sembrano coriandoli. Ci sono inoltre degli uccelli che non conosco, molto simili ai gruccioni, hanno le stesse forme, un volo simile, testa nera, gola bianca petto che digrada verso l'ocra. La coda lunga non ha le lunghe penne centrali tipiche dei gruccioni.
Lasciamo il campeggio e andiamo a vedere il centro storico di Caceres, notevole per i tanti palazzi in pietra, dal 1500 in poi, visitiamo la cattedrale. Ripartiamo verso Toledo, viaggiando sulle autostrade si vede abbastanza bene il territorio ed i paesaggi spesso vastissimi sono l'emblema della Spagna. Arrivando a Caceres e poi verso Toledo sono molto meno siccitosi, maggior vegetazione, qualche mandria. Vicino ad Almaraz c'è un enorme invaso. Numerose ed enormi distese di pannelli fotovoltaici, disturbano molto la vista del territorio.
Da Caceres a Toledo ci vogliono 2h e 45'.
A cena, in camper, ci mangiamo la cirimoia, un frutto esotico che avevamo comprato a Siviglia.
Giovedì 2 ottobre
Lasciamo il campeggio e dopo pochi km parcheggiamo vicino alla città. Toledo è arroccata su un'altura, circondata su tre lati dal fiume Tajo, per salire in centro c'è una lunga scala mobile che ci alza di quasi 100 metri. Fatichiamo ad orientarci, tutta la città è difficile da "navigare". Visitiamo la cattedrale: https://it.wikipedia.org/wiki/Cattedrale_di_Santa_Mar%C3%ADa_de_Toledo
la sinagoga e il museo del Greco, pittore del 600 che, nato in Grecia, visse a Venezia e qui in Spagna. Il suo stile e i suoi colori non furono capiti e apprezzati fino al 1800-1900, decisamente un precursore assoluto. Arrivando a Toledo attraversiamo vaste aree colpite da incendi, molti sono gli alberi morti o ancora sofferenti anni dopo l'incendio.
Giornata calda, prima di scendere al camper pranziamo all'ombra in una piccola piazza, il conto, salato, lo mettiamo nel cassetto dell'esperienza. Partiamo poi per una lunga tratta, passando a Sud di Madrid per giungere a Saragozza. Più di trecento km di pianure assolate, un altopiano sopra i mille metri, zone più umide, rocce antiche, strati di roccia e di argilla tagliati dall'autostrada. Pochi animali al pascolo, distese di pale eoliche e pannelli fotovoltaici, pochi paesi, ruderi di piccoli castelli.
Dormiamo nel campeggio Saragozza non lontano dalla città. Come a Siviglia anche qui ci sono tanti camper inglesi.
Venerdì 3 ottobre
Dal campeggio ripartiamo per avvicinarci al Casco, il quartiere antico della città. Giriamo un'ora per trovare posto, il grande parcheggio che avevamo scelto è chiuso per qualche festa.
Ci fermiamo in un parcheggio vicino a dei supermercati, a poca distanza dal centro. Visitiamo da fuori la cattedrale, enorme, che però è chiusa. Visitiamo un interessante museo dei luoghi principali della Cesaria Augusta, il nome antico di Saragozza. Anche questa città, come Merida era sviluppatissima nei secoli intorno all'anno zero. Il foro, le terme, il teatro, lo stadio, alcuni di questi luoghi sono stati scoperti solo dagli anni 60 in poi. Il fiume Ebro, che passa in città, a quei tempi era navigabile fino al mediterraneo, e verso nord fino a Logrogno, cosa impossibile ai giorni nostri.
Oggi Saragozza è grande e ricca, a 50 metri dalle colonnine di ricarica auto elettriche (deserte) ci sono i giacigli di alcuni barboni.
Facciamo spesa in un Lidl poi ripartiamo in direzione Francia.
Passiamo da Llanes, in tutto questo tratto, e quasi fino a Manresa il terreno è decisamente desertico. Ci fermiamo per la notte in un bel campeggio tutto nuovo, in mezzo ai boschi nel parco naturale di Montserrat, si vedono in lontananza le enormi guglie di conglomerato.
Sabato 4 ottobre
Giornata di trasferimento, usciamo dalla Spagna ed entriamo in Francia, arriviamo nel pomeriggio a Les Saintes Maries de la Mer. Campeggio Le Clos di Rhone a due km dal paese, a fianco della foce del Petit Rhone. C'è un vento freddo che durerà fino alla nostra partenza, lunedì.
L'arrivo in Camargue è sempre piacevole, riposante, qualche campo di riso, filari di alberi incolti, fattorie, cavalli bianchi, paludi a secco, acqua stagnante, trampolieri, gabbiani accoccolati come giocattoli e tutti rivolti contro il vento, fenicotteri, bovini neri come il carbone, poca gente in giro. Ci si illude di poter godere a lungo di questi spazi, di questo mondo intermedio tra terra e mare.
Con il buio il vento aumenta e fa freddo, ceniamo nel ristorante-negozio-bar del campeggio, stasera c'è musica dal vivo, paella e sangria.
Non è niente di speciale, ma è la migliore paella di tutto il viaggio, e siamo inondati da un torrente di canti e musica ritmata. Dovrebbero essere canti gitani, ma, per il loro ritmo trascinante, compaiono:
Ti amo - di Umberto Tozzi
Bandolero - Paris Latino
Marina – Rocco Granata
ed altri
Sono bravi i quattro musici.
Domenica 5 ottobre
Facciamo una breve passeggiata sulla spiaggia, c'è sempre un notevole vento freddo, i cani se la godono più di noi, corse scatenate, la sabbia è molto bella, finissima.
Nel pomeriggio andiamo a Les Sainte Maries de la Mer, alle 15 nella plaza de toros c'è uno spettacolo per celebrare i tori della Camargue piccoli e neri e con le corna a lira, i cavalli bianchi e il lavoro di chi li alleva.
Non è certo uno spettacolo straordinario come la Course Camarguese, ma è interessante, si impara qualcosa di nuovo. Tornando verso il campeggio facciamo un tratto in riva al mare dove il vento si affretta a cancellare ogni orma con infiniti granelli di sabbia.
Il vento e il freddo non cessano, tuttavia qui in Camargue si sta bene, qui il cielo è molto grande, come verso il mare anche verso terra non ci sono ostacoli. Le nuvole stirate dal vento disegnano grandiose pennellate nel cielo, un cielo che di notte anziché nero è quasi blu. Qui di giorno tutti i colori hanno una tonalità pastello, morbida e serena. Prima dell'alba una mattina, grazie ai cani che a volte ci schiavizzano, mi godo un inusuale tramonto della luna piena, direttamente sul mare.
C'è ancora molto da scoprire in Camargue.
Ceniamo ancora al ristorante del campeggio, pizza camarguese e tapas, con il rosso vin de sable.
Lunedì 6 ottobre
Affrettiamo il ritorno, così di fretta che sbagliamo anche strada. Pranziamo lungo una stradina a fianco del bosco, vicino ad un paesino ben prima di Gap. Ci sono funghi sconosciuti, grandi chiocciole piane come ammoniti, fiori di Rhaponticum coniferum , mai visti prima, e affiora una marna-arenaria con molti fori di molluschi litofagi.
Ci fermiamo per la notte nel gelido campeggio di "Madame" a Salin du Lac. Cena in un ristorantino un po’ strano, siamo gli unici clienti, ma patate e bistecche sono buone. Tornati al campeggio Brandy scova un cinghiale nel buio.
Martedì 7 ottobre
Ripartiamo presto (10:30) e ci fermiamo a Susa per visitare le notevoli vestigia romane. Susa è interessante, Barbara la conosce per esserci passata di recente e in tempi passati. Roberto, al solito, la conosce pezzo pezzo per sua cultura generale. Cerchiamo dove mangiare ma è tutto chiuso. Poi sull’autostrada buchiamo una gomma, la sostituiamo con la ruota di scorta e ripartiamo, arriviamo a casa verso le 18.
Cambiare ruota Camper.
1) TIRARE IL FRENO A MANO.
2) Controllare che esista e sia gonfia la ruota di scorta.
3) Estrarre la valigetta dei ferri da sotto il sedile passeggero.
4) Stando a fianco destro del camper osservare tra il passaruota e la ruota, si vede un buco dove inserire il ferro nero della valigetta.
5) Collegarvi il tubo cromato e il suo cilindro di metallo.
6) Fare piano, girando in senso orario ( credo) si sentirà uno sblocco e la ruota di scorta comincerà a scendere. Girare fino in fondo, il cordino di metallo deve essere tutto fuori.
7) Tirare fuori la ruota (striscia a terra con il cerchione di ferro) . sollevarla almeno un po' (con un piede ad esempio). Svitare un nottolino nero che tiene ferma la piastrina al centro ruota. Con le mani smuovere la piastrina e inclinarla e farla uscire dal centro ruota. La ruota è libera.
8) Ruota bucata: con il tubo cromato e il cilindro-leva svitare un po’ i 5 bulloni.
9) Piazzare il cric cercando il buco dove infilare il piolo del cric, è un piccolo scatolato. NOTA : è molto vicino alla ruota, anteriore o posteriore che sia.
10) Alzare il camper quanto basta per far passare quella gonfia.
11) Togliere la ruota e montare quella di scorta, stringendo i bulloni a fondo dopo aver abbassato il cric.
12) Mettere la ruota guasta al posto di quella di scorta, così:
13) Mettere uno straccio/tappet a terra per non rigare il cerchione bello.
14) Le ruote hanno un cerchione diverso, con un buco centrale più piccolo, prendere dalla cassetta un adattatore: un cerchio nero con tre bulloni e una chiave a brugola. Piazzare l’adattatore e il dispositivo con il cavo sopra il buco centrale , fissarlo con i tre dadi, stringerli con la brugola. Avvitare il nottolino nero.
15) Spingere la ruota sotto al suo posto (sullo straccio senza rigarla)
16) Attraverso il passaruota inserire il ferro nero e il tubo e la leva a T e girare, la ruota si solleva e con uno scatto si aggancia al suo sostegno.
17) Mettere via tutto con ordine e lavarsi le mani.
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