In Campania 12-2025

Viaggio in Campania 2025

 Sabato 27 dicembre

 Partiti nel pomeriggio, siamo arrivati alle 6:30 circa a Marina di Carrara. Area sosta camper, buio, falce di luna con una grande stella vicina. Fa impressione vedere la ghiaia che usano qui, è bianchissima, marmo di Carrara! Una delle rocce più meravigliose, un unicum mondiale, usata come ghiaia per le strade! Una bestemmia!

Dopo cena due passi sulla spiaggia grande e buia. Fa molto freddo.

Domenica 28 dicembre

Ripartiamo verso le 9:30, di nuovo autostrada che poi finisce e continua come via Aurelia, due corsie, scorrevole, più avanti si fa sconnessa. Ci fermiamo dopo Grosseto per il pranzo. Da stamattina non c'è una nuvola in cielo, fa quasi caldo.

Inizia il Lazio, la strada passerà tra Roma e la costa. Molte piante morte o in grande sofferenza, causa probabile la siccità e le temperature molto alte degli ultimi anni.

Oltre Roma l'autostrada si fa trafficata, ma sempre veloce, nell'altra direzione, Napoli - Roma, c'è una coda incredibile quasi ferma o ferma del tutto, per cento e più chilometri. Intanto viene buio. Ormai vicini a Pompei per distrazione sbagliamo strada 2 volte. Arriviamo all'area sosta camper che sono quasi le 19. È vicinissima all' entrata degli scavi di Pompei.

I posti camper non hanno il numero, ma la piantina che ci danno, quella si. Sembra impossibile che in un posto così frequentato tutto l'anno siano così disorganizzati. Anche se è presto sentiamo numerose serie di esplosioni, i botti di capodanno cominciano già adesso. Alcuni sono di enorme potenza. Spiace perché gli animali selvatici ne sono certamente terrorizzati.

Gli alberi del campeggio sono interessanti, un mix di agrumi, stracarichi di arance e mandarini, in alto dove la gente non riesce a prenderli. Poi qualche leccio, corbezzoli, enormi ficus e pochi pioppi. Quasi tutti potati, o meglio, sbrancati brutalmente eppure rigogliosi e vitalissimi, il terreno vulcanico è miracoloso. Non per nulla le zone vulcaniche di tuto il mondo sono sempre state molto abitate dall'uomo. 

Una piccola colonia di gatti vive intorno ai bidoni delle immondizie.

In cielo c'è una luna quasi pienaa, è altissima sull'orizzonte (l'avevo già notato ieri) è perché siamo ormai molto più a sud di Biella.

 Lunedì 29 dicembre

Dopo un breve giro in città visitiamo gli scavi di Pompei.

Dalle 11 alle 15:30 circa. Molti visitatori, dalla grande piazza del Foro si vede il Vesuvio, abbastanza lontano, pare.

Era una città ricca e fiorente, la cosa che mi ha maggiormente impressionato sono le strade lastricate con grandi blocchi di pietra lavica o basalto, molto consumati dalle ruote dei carri.

Le murature fatte di tufo di vari tipi, mattoni , calcestruzzo romano, e le pavimentazioni sono spesso di cocciopesto, un impasto di pezzi di mattone con calce e sabbia, un materiale estremamente efficace e durevole.

Pompei è troppo, troppe cose notevoli tutte insieme. Anziché girare per vedere tutto, bisognerebbe sedersi, guardarsi intorno e immaginare la vita di allora. Forse vale anche per ogni città.

Cosa penserebbero gli abitanti di Pompei se per incanto riapparissero oggi? Cosa direbbero della loro bella città ridotta in rovina e nessuno che la ricostruisce? Percorsa da orde di stranieri che arrivano al mattino e se ne vanno prima di sera, volti diseguali e parlano lingue sconosciute, alti, delicati, con abiti quanto mai bizzarri, con vetri davanti agli occhi, alcuni con piccoli papiri in mano, calzari chiusi di strane forme e colori, donne con pantaloni stretti stretti che disegnano le terga, con unghie e capelli colorati e con le più strane fogge, tanti hanno in mano una tavoletta di ferro e vetro che si illumina senza fiamma, e la portano all'orecchio e ci guardano dentro a lungo. Cani strani, ridicoli, tosati e alcuni persino vestiti. Ma cosa è successo, chi sono costoro?

In duemila anni siamo cambiati molto, indubbiamente.

 

Martedì 30 dicembre

Ci spostiamo dal campeggio degli agrumi e dei gatti per andare ad Ercolano.

Sistemato il camper in un piccolo campeggio privato camminiamo un paio di km fino agli scavi. Ercolano, molto più piccola di Pompei, era una cittadina sul mare, un posto da vacanza. Per il tipo di materiale depositato dal Vesuvio gli edifici si sono conservati molto meglio, con meno crolli, e poi anche molte strutture in legno sono rimaste quasi intatte. Tutta l'area di scavo è stata ora circondata da case e palazzi nuovi.

C'è un piccolo museo con belle statue oggetti e monili di vari materiali. Tra i visitatori incontriamo più volte un gruppo di quattro inglesi con lunghi vestiti neri, tra loro, inconfondibile, c'è Elton John, anziano, ma sempre con occhiali scuri e capelli rossi. Nessuno fa mostra di riconoscerlo.

Usciti dall'area scavi giriamo un po' per Ercolano in attesa che apra un negozietto per animali dove compriamo le museruole per i cani. Torniamo al campeggio e per cena ci concediamo una pizza in una pizzeria a dieci minuti. Ogni tanto si sentono lunghe salve di mortaretti o forti botti isolati.

Mercoledì 31 dicembre

Oggi saliamo al cratere del Vesuvio. Un grande pullman ci preleva da una rotonda vicino al campeggio, strada ripida e stretta fino a quota mille. Strada facendo passiamo accanto a grandi colate di lava che mi stupiscono perché sono recenti. Nella mia ignoranza avevo dimenticato l'eruzione del 1944, un'eruzione non esplosiva come fu quella del 79 dc. Le colate di lava distrussero anche un paio di paesi. Da quota mille si continua su una larga pista, molte persone, fino al bordo del cratere a quota 1150 circa. Temperatura intorno allo zero, vento forte e continuo. Il cratere è enorme, profondo circa 300 metri e largo 450-600 le pareti quasi verticali testimoniano un'esplosione formidabile. 

Ci sono decine di piccole fumarole che fuoriescono dalle pareti, non arriva nessun odore di zolfo perché il vento le porta in basso e lontano da noi. L'orlo del cratere è una cresta quasi affilata, il sentiero che lo percorre è protetto da staccionate da ambo i lati.

Da qui si godono panorami amplissimi su Napoli il golfo le sue isole e penisole, tutto tappezzato di abitazioni e strutture, storia antica e mostruosità moderne.

Le rocce sono molto varie, alcune sono tipiche di questo vulcano, la più parte sono molto spugnose, contenevano molto gas o vapore e sono tipiche delle eruzioni esplosive.

Nei quadri dei secoli scorsi che ritraggono Napoli compare sempre il Vesuvio con un grande pennacchio di fumo. Dopo l'eruzione del 1944 il pennacchio di fumo è scomparso.

Abbastanza infreddoliti alle 15 il bus ci riporta al campeggio.

Da quando viene buio cominciano le serie di botti e petardi, a crescere fino alle 23. Quel che succede da poco prima delle 24 fino all'una non è degno di gente civile, è semplicemente vergognoso, demenziale. La luna altissima è quasi piena, sembra l'abbia fatto apposta a stare vicino allo zenit per non mischiarsi con i volgari fuochi d'artificio. 

Per tutti gli animali selvatici che vivono vicino e dentro l'abitato questa è una notte da incubo. Saranno morti migliaia di uccelli, nei due minuti che sono stato all'aperto ho visto due piccoli uccelli passare velocissimi nel buio, terrorizzati, rischiando di sbattere conto cavi, pali, edifici. La gente, sono tutti ignoranti di questi argomenti, pensa che gli uccelli dormano nel nido. Mentre invece dormono nei cespugli e alberi fitti, dove stanno un po' riparati. Abbandonare il rifugio in una notte fredda come questa e magari non trovare un altro posto sicuro vuol dire rischiare la pelle. Non è un buon inizio d'anno per i selvatici. Senza contare la massiccia dispersione in ambiente di sostanze nocive che avvelenano terreni e acque per sempre. Ma nessuno ci pensa.

 

Giovedì 1 gennaio 2026

Alle 7 del mattino riprendono a tratti le serie di botti ed esplosioni. Ma un gallo che canta poco lontano, e il cinguettare di qualche uccellino segnano il ritorno alla normalità.

La giornata è luminosa ma fa ancora molto freddo. Sistemato il camper ripartiamo alla volta del castello Aragonese di Baia. Strada facendo cerchiamo di visitare la Solfatara di Pozzuoli, possiamo vederla solo da lontano, ma l'odore di zolfo si sente per chilometri.

Sistemiamo il camper in un'area sosta grande e quasi vuota, a dieci minuti dal Castello di Baia.

E' in un punto molto spettacolare, anche perché è l'ora del tramonto, la visita al castello che offre una vista stupenda su Bacoli, il lago di Miseno, la costa verso il golfo di Napoli, Pozzuoli, il Vesuvio e Capri. Il castello, enorme, ospita il Museo Archeologico dei Campi Flegrei. Reperti notevolissimi, una ricchissima villa romana e altri edifici erano finiti in mare per il bradisismo negativo di secoli fa. Peccato che i pezzi del museo siano quasi tutti danneggiati per essere stati strappati dal mare con l'uso di ruspe e pale meccaniche, una follia imperdonabile degli anni venti del novecento.

Torniamo che è quasi buio, i ragazzi che avevamo sorpreso a forzare una rete metallica per entrare in un bellissimo campo da calcio, stanno ancora giocando. 

Cena in camper con brodino e cappelletti.


Venerdì 2 gennaio

Già dalle sei un cane poco lontano abbaia insistente, ci alziamo più tardi, nel grande prato dove siamo ci sono adesso due cavalli, sette asinelli, varie capre e molti aironi guardabuoi, in alto passa e ripassa un volo di colombi.

Notte di vento, poche nuvole, partiamo verso Bacoli per visitare le Cento Camerelle e il lago di Miseno. Camminiamo 8 km , prendiamo la pioggia due volte, in una trattoria ci cacciano per via dei cani, compriamo focacce ripiene in una panetteria, torniamo al camper, pranzo con le pizzette, gli asini e i due cavalli sono sempre qui.

Ripartiamo alla volta di Cuma, all'entrata dell'area archeologica la graziosissima bigliettaia ci avvisa ripetutamente del rischio di furti sul camper, eppure è parcheggiato in vista della guardiola! Visitiamo gli scavi e l'Antro della Sibilla a turno, uno alla volta.

Chiedo alla ragazza quanto ci vuole per Caserta, lei risponde, molto carinamente (per forza, è carinissima) : mezz'ora. 

In realtà ci metteremo più dì un'ora, i napoletani, non cito altri casi per non dilungarmi, spesso sono così, gentilissimi, mille parole, ma inaffidabili.

-- Ma, ripensandoci, quella bella ragazza era la Sibilla ! Le sibille erano vergini giovinette, spesso rappresentate come vecchie perché avevano chiesto a Giove l'immortalità dimenticando di chiedere anche l'eterna giovinezza. Ha risposto alla mia domanda, "quanto tempo per Caserta", scrivendo la risposta su foglie di alloro che un soffio di vento ha scompigliato. Le parole "ora" e "mezza" si sono scambiate e ho inteso "mezza ora" anziché "ora e mezza". Sono certo, era lei la nuova Sibilla Cumana. Vergine certamente, nessun uomo potrebbe accostarsi alla sua avvenenza senza afflosciarsi in un'acme incontenibile.

Ci fermiamo in un'area sosta camper vicino alla Reggia di Caserta, strada facendo è un continuo di case casette paesi a perdita d'occhio. Se saltano i campi flegrei sarebbe un disastro.

Sabato 3 gennaio

Prima della visita alla Reggia facciamo un giro in città per stancare in cani. Case dirute, mucchi di immondizia antica, tipi strani male in arnese, gente che chiede la carità, una sala con i bancomat tenuta male, i parcheggi presidiati da tipi dall'aria losca, un posto poco gradevole.

Alle 11 iniziamo la visita alla Reggia, un pulmino ci porta all'inizio del parco (quasi 4 km) dove sgorga la finta sorgente e iniziano i giardini inglesi. Visitiamo un po' tutte le chicche di questo luogo fantastico, la fontana di Diana e Atteone, il bagno di Venere, la finta grotta con statue romane, eccetera eccetera. Impressionanti sono le dimensioni delle vasche, la bellezza di alcune statue, la varietà di alberi d'alto fusto provenienti da mezzo mondo eppure in ottima salute. Pranziamo in un self service poi completiamo la visita percorrendo gli appartamenti reali, marmi e pietre di grande qualità ed effetto.

 

Tornati al camper ripartiamo subito verso Viterbo. Piove.

A Viterbo i campeggi sono chiusi, andiamo in un parcheggio camper leggermente fuori città, vicino alle Terme dei Papi. Non è illuminato, la notte è buia, ci saranno una cinquantina di camper parcheggiati con un certo disordine, il terreno appare fangoso e pieno di profonde pozzanghere. Ma è vicino alla sorgente termale delle piscine Carletti. Basta attraversare un prato, nonostante l'ora tarda e la notte buia ci sono decine di persone a mollo nell' acqua che, alla sorgente, è di 56 gradi.

 

Domenica 4 gennaio 

Sono le 9 del mattino, fa freddo e pioviggina, nelle vasche termali ci sono già una decina di persone. Barbara, amante delle terme, ne approfitta e torna dicendo che l'acqua è davvero caldissima. Ripartiamo verso Viterbo, nonostante la pioggia nelle piscine fumanti ci sono sempre un bel po' di persone.

Visitiamo frettolosamente il centro di Viterbo, purtroppo la giornata è fredda, buia e pioviggina. Tornando al camper ci prendiamo un bel l'acquazzone, tutti zuppi noi e i cani. Pranziamo e ripartiamo alla volta di Venturina Terme frazione di Campiglia Marittima, in provincia di Livorno, ma non lontano da Piombino.

Qui c'è un notevolissimo lago termale, con annessa una SPA.

Dalla collina sgorga abbondante un'acqua a 31-34 gradi, forma un piccolo lago ora 'civilizzato', grande come mezzo campo da calcio, più di tremila mq. Qui è chiamato Calidario.

L'acqua è alta 110 cm e c'è una ampia zona dove è quasi 2 metri, il fondo è di ghiaia, l'afflusso di acqua termale è continua. Il laghetto esiste da sempre e nei secoli è stato via via attrezzato per le abluzioni dei Sapiens. L’acqua è calda grazie ad un Plutone di magma che è risalito dal mantello terrestre ma non è emerso e si è fermato nel sottosuolo dove si sta lentamente raffreddando, da milioni di anni. L’acqua meteorica scende nel sottosuolo e  passandogli vicino si riscalda. E’ un fatto di superficie, infatti più piove più l’acqua calda aumenta sia di quantità che di temperatura. E non è carica di Sali. A cento metri da questo Calidario c'è una ampia area sosta camper ben tenuta.

Lunedì 5 gennaio 

Dopo il solito giro per stancare i cani facciamo un bagno di due ore nel Calidario. In acqua ci saranno venti persone ma è difficile vederle nel grande bacino anche per via del vapore che sale, intanto pioviggina un po'. Questo luogo è fantastico e mantiene la sua aura naturale a dispetto delle strutture che lo racchiudono. Su una pietra piatta spruzzata dall'acqua calda che entrando fa una piccola cascatella vivono alcune piccolissime chiocciole nere, la gente le scambia certo per granelli di sabbia o ghiaia. Di fatto contribuiscono a tener pulita la pietra mangiando le piccole alghe che vi crescono. Stupefacente l'adattabilità degli animali, riescono ad occupare ogni nicchia abitabile.

Pranziamo in camper senza cucinare nulla, poi ripartiamo verso Marina di Carrara.

Il tramonto, ampio e lontano sul mare, è bellissimo anche se visto così, dall'autostrada. Vicino ai paesi, solitari o a gruppi, gli imponenti e pittorici pini marittimi sono maestosi protagonisti di tutta questa costa.

Ci fermiamo per la notte nella stessa area camper dove avevamo dormito all'andata. Temperatura vicina allo zero.

Cena in una strana trattoria con musica, sotto un tendone riscaldato con funghi a gas.

 

Martedì 6 gennaio Epifania

Due passi sulla spiaggia Bau Beach, cani in libertà. Poi torniamo verso casa.

Nessun commento: