Ferrata dell'Infernone nell'Elvo 11 giugno 2026
Sone le 14:15 , pomeriggio libero, devo sloggiare perchè la donna delle pulizie sopporta a malapena i cani, non me. Tempo bello stabile, preparo lo zaino con imbragatura, casco e le longes per la ferrata, due cordini e due rinvii, mezzo litro d’acqua. Vado a Sordevolo, lascio l’auto in un parcheggio sulla sinistra. In 10-12 minuti sono al cartello che parla della ferrata, lo fotografo. Scendo gli ultimi metri sono alla partenza, alla base del ponte Ambrosetti (dal nome dell'industriale che lo fece costruire per permettere agli abitanti di Graglia di raggiungere le sue officine a Sordevolo), sempre più coperto di vegetazione. Indosso l'imbragatura e il resto. Il telefono lo terrò nella tasca posteriore. Si va, passo sotto il ponte, incontro il ruscello che passa in galleria proprio sotto li roccione sul quale appoggia il ponte. Il ruscello (una presa d'acqua dall'Elvo) è coperto per un buon tratto da una griglia nuova, d’acciaio inox. Molti rovi che avanzano ingombrano un po’ il sentiero. In breve si raggiunge il primo ponte tibetano, abbastanza lungo, bella la vista sul torrente sottostante. Si risale sull’altra sponda su sentiero, poi si scende sul residuo di ponte che attraversa il torrente. Questo manufatto resiste da chissà quanti anni a tutte le piene dell’Elvo. E’ basso e il lume d’acqua che passa sotto è poco, quindi si prende tutta la violenza delle onde di piena che gli passano sopra. Tornati sulla sponda sinistra si segue il sentiero per un bel pezzo. Nel Bosco mi fermo per ascoltare il tordo sassello, ha un canto articolato, forte e meraviglioso, è dotato di una doppia laringe, un uccellino abbastanza banale ma sa il fatto suo, non lo si vede mai! Scopro che è un sassello grazie ad una app sul telefono. Il sentiero è un po’ meno pulito degli anni scorsi, ci sono alcuni massi e alberi caduti da poco. A tratti si vede il torrente dall’alto, acqua bellissima, non compare nessuna trota. Si scende sul greto, sempre molto bello. Con una calata quasi verticale si arriva dove il letto è largo, soleggiato, una grande lama tranquilla sembra color ocra vicino a riva, Vicino all’acqua ci sono molte grosse lucertole che scappano al mio passaggio. Osservo i vari massi, alcuni molto interessanti, uno sembra di Pietra ollare, compatto, verdastro. Un altro e’ un concentrato fittissimo di granati grossi come un nocciolo di ciliegia, se fosse più piccolo me lo porterei a casa. Con un effetto cinematografico compare già da lontano una bellissima cascata. E’ la Janca, piccolo affluente di destra che incrocia l’Evo da 10-15 metri più in alto. La lama d’acqua alla base ha dei colori dal blu scuro al verde al marrone a seconda della profondità e dei giochi di luce. Potente, fragorosa, contornata da licheni, muschi erbe acquatiche. Così solitaria e selvaggia è una delle più belle cascate del biellese. Proseguo, ancora un tratto sul torrente , mi fermo ad osservare una manciata di gerridi che scattano galleggiando sull’acqua appoggiati alla tensione superficiale. Arrivo al secondo ponte tibetano, lo supero e comincio il lungo traverso che è la parte più spettacolare dell’Infernore. Si è nella parte più profonda, e noto che qui intorno non c’è neanche un raggio di sole che entra. In questo tratto si incontrano i meandri più spettacolari, dove l’acqua percorre canali vorticosi e si rigira e si rivolta come in un parco acquatico. Alcune lame profonde, trafitte dai raggi del sole, svelano tronchi e rami incastrati anche in profondità. Un occhio attento vede una decina di marmitte dei giganti, la più parte sventrate dall’erosione successiva che ha portato via una parte della parete della pentola. Chissà quando erano complete, magari prima dell'anno mille, o prima ancora. Ma ce n’è una che resiste intatta , bellissima. La si vede a dieci metri da dove passa la via ferrata, profonda almeno un metro e mezzo e larga 70-80 centimetri. Ora si vede un po’ di acqua sul fondo, ma anni fa la si vedeva più profonda e l’acqua sotto era in movimento, è aperta sul fondo. Oggi la pietra inclinata dove c'è la marmitta è molto asciutta e non si rischia di scivolare, così mi sono avvicinato per fare una foto. Qui intorno ci sono molti alberi caduti, secchi alcuni e altri molto più recenti. In particolare ce n'è uno che pende a chioma in giù prorio dove passa la ferrata, i rami rotti e ancora tante foglie nuove dev'essere lì da pochi giorni. e' agganciato chissà come sette metri più in su. Potrebbe cadere in qualsiasi momento, ora o fra cinque anni. Per passare col minimo rischio mi giro lo zaino sul petto e strisciando rasente la parete riesco a non toccarlo. La lama molto profonda sotto di me splende di un verde smeraldo intenso e vivo, semba che la luce arrivi dal fondo anzichè dal sole.
Uscito dalla gola seguo sul greto del torrente una vaga traccia sui massi fatta da minor presenza di licheni, so di avere un'occhio particolare per queste cose, credo che ben pochi altri la noterebbero. segue un altro tratto di sentiero, il torrente fa qualche bella cascata a fianco dei resti di altre grandi marmitte. Per tutto il tragitto ho tenuto d'occhio la terra smossa del sentiero ed i punti dove c'era fango, c'erano solo poche orme che penso fossero del giorno prima.
Poi gli ultimi metri di ferrata, l'ultimo ponte tibetano sotto il quale sfocia con violenza un getto d'acqua che è la fine di uno stretto passaggio ritorto dove l'acqua fa un giro completo di vite a velocità crescente. Visto da sopra è impressionante. La ferrata è finita. mi svesto dell'attrezzatura e torno alla macchina. Telefono intanto al comune di Sordevolo e di Muzzano per avvisare del pericoloso albero che minaccia la ferrata, ma sono appena passate le 17, e nessuno risponde.
Grazie Elvo , alla prossima.
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| Alcuni Gerridi nell'acqua bassa sotto di me. |





























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